lunedì, 09 novembre 2009


VALERIO GIUFFRÈ


 
LA NO-ART
 

 
DALLA CONSTATAZIONE
ALLA CONTESTAZIONE
 
 


Editrice Totem

postato da: laureato alle ore 09/11/2009 09:07 | Permalink |
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venerdì, 06 novembre 2009
 
VALERIO GIUFFRÈ

 
LA NO-ART
 
 
DALLA CONSTATAZIONE
ALLA CONTESTAZIONE
 
 


Editrice Totem
 
 
 
 
 
Parte seconda
 
 
 
 
 
In principio era il verbo.
Il suo messaggio si concretizza in un lungo racconto ad occhi aperti, la prego di evitare con me parole che non conosco quali: fatica, lavoro, operosità, in cui il simbolismo si sposa alla surrealtà entro un impianto coloristico immediato, a larghe campiture, percepisce momenti di serenità, di pace interiore, di viaggi extracorporei, di visioni concepite da angoli della mente in una casa talmente umida che le rane girano con l’impermeabile: ad ambiziosi traguardi, con immagini costruite con sicuro istinto gestuale, in cui la propria intimità sessuale spinge a rivelarsi nel volo di donnine nude, di esplorazioni marine, di atti sensuali e di partecipazioni oniriche.
Spesso sono proiezioni dell’inconscio, nutrito di simboli personali, all’insegna di fantasie suggestive e di simpatiche allegorie sotto ricatti ed interventi di boss di svariate cosche che si risolvono in scossi mentali ricchi di situazioni liriche piacevolissime. Decide così il nostro professor Cipolla di fondare un nuovo movimento artistico ironico-concettuale, denominandolo Federazione Italiana Giovani Artisti “F.I.G.A” al quale potranno aderire tutti i creativi che sviluppano qualsiasi forma d’arte a tematica. Insomma, insieme al quadro, l’acquirente compra una biografia, quella dell’artista o del suo gruppo.
In principio era il verbo.
Talvolta una stella marina, una conchiglia, un riferimento floreale, una donna nuda, svela al fruitore una realtà poetica dipinta come una pagina di viaggio di ottimo colore, che appare con propria espressività, studio d’arte della sua città natale (ma aperto anche a Pasqua) per rendere l’afflato con la realtà, pur trincerandosi nel mito e nell’allegoria dove prevale sempre il sorriso, la prego di evitare con me parole che non conosco quali: fatica, lavoro, operosità, e il desiderio di realizzare le proprie segrete aspirazioni rese sulla tela con composizioni sublimi, passate indenni a numerosi tentativi di distruzione nel corso dei secoli, dai riferimenti metafisici dove assistiamo al divorzio tra la sfera estetica, che continua ad attenersi ai valori essenziali dell’arte, e la sfera artistica, che comprende qualsiasi attività assegnabile al dominio dell’arte novello pifferaio magico da quattro soldi,la produzione inoltre stava attraversando un periodo di dormia.
In principio era il verbo.
L’arte concettuale ha sempre goduto di una certa tollerabilità e di un sottointeso riconoscimento da parte della crema e panna cotta culturale la quale ha mancato di escludere da una autorevole valutazione critica molti fenomeni artistici di dubbia serietà e malcentrata psicologia.
Alcuni studenti di Manitoba desiderosi di disegnare assieme secondo la pratica del cadavre exquis cara ai Surrealisti, dell’associazione di immagine a immagine non motivata da una scelta ludico-pop consapevole, anche se i nostri sono totalmente indifferenti alle briglie teoriche dei precedenti illustri.
La gente comune viene così estromessa da meccanismi intellettualmente troppo raffinati di gente che orina negli angoli e accetta la propria inadeguatezza interpretativa e sconfortata delega ogni valutazione a perniciosi oracoli effeminati che si prendono maledettamente sul serio e alla fine ci prendono tutti per il culo.
Chi entra nella scena dell’arte concettuale ha un proposito chiaro, con la sua donna in burka che frigge con un grembiule occidentale: sovvertire il carattere di seriosità che fumosamente copre molti fenomeni artistici contemporanei, è sulla linea del dadaismo delle origini (non quello commerciale e furbesco del dopoguerra) che con sacrilegio investì il mondo dell’arte in un tempo, il 1917, in cui essa doveva apparire come il belletto sulle guance di un morto: qualcosa di superfluo. L’arte è una questione di coincidenze e ritmi lenti, come la vita.
Chi indossa l’abito provocatorio del dadaismo più irriverente: quello della dissacrazione, dell’ironia, della burla, lo fa con raffinato entusiasmo.
In principio era il verbo.
Tanti artisti si sono prodigati nella ricerca del brutto senza neppure fare fatica, non interessava la forma ma come essa veniva utilizzata, cioè la sua funzione. Secondo questa logica, se si pone un oggetto privo di interesse in un luogo deputato all’arte, esso può acquisire lo status di “opera d’arte”. L’esempio più noto è quello dell’orinatoio di Marcel Duchamp.
Brutto e bello sono categorie estetiche da superare verso le quali il professor Cipolla dichiara apertamente che l’arte fa schifo, è priva di bellezza, e se qualcuno la cerca è un cretino lirico che visse d’arte; è consapevole di tutto questo e perciò si sente libero di affermarlo con sincerità, senza scomodare illustri esegeti del brutto, senza inganni, senza menarselo, cioè senza fare sociologia. C’è un relativismo dissacrante che ricorre quando si pone a confronto con Alberto Burri e Lucio Fontana, quest’opera è talmente tanto concettuale che non la capisco nemmeno io che l’ho fatta.
In principio era il verbo.
Vi sono poi dei suggerimenti del professor Cipolla per riconoscere i principali elementi compositivi di un quadro, come quando è spinto da una irrefrenabile volontà di mettere in corto circuito ogni concezione seria dell’arte e per ottenere ciò deve delegittimare prima di tutti se stesso, offrendo allo spettatore un momento d’ironia, a volte sottile altre volte grossolana e volgare, ma sempre rispettosa e intelligente e a tratti geniale che ha fatto crescere in maniera indecente il valore di mercato dei pezzi realizzati dall’artista insignito di più d’una sessantina di riconoscimenti, italiani, stranieri e apolidi.
Capita a molti, visitando una galleria o una mostra d’arte contemporanea, di rimanere perplessi davanti alle opere esposte e di interrogarsi sul senso di ciò che vedono e se, per caso, l’artista (o il critico d’arte) non li stia prendendo in giro. La tempesta neuronica che si scatena dentro di noi di fronte a qualcosa che richiama in modo perentorio il nostro consenso, non è separabile dall’accumulo di esperienze, dalla capacità di fare dei confronti sperimentando piatti sconosciuti, come le unghie di topo al tegame in Laos. Talvolta è proprio quasi tutta l’arte del Novecento che viene guardata con sospetto, perché si allontana dai canoni estetici e figurativi a cui la grande tradizione italiana ci ha abituato. Eppure dovremmo ormai considerare tradizione anche il Novecento. In alcuni casi, si considerano gli impressionisti come l’ultima frontiera comprensibile dell’arte, in altri si apprezzano le avanguardie storiche (cubismo, futurismo, surrealismo e così via), dopo di che si pensa a un caos espressivo e a un’inaccettabile soggettività degli artisti, panacea non solo della mente ma soprattutto medicina della nostra paralisi emotiva..
In principio era il verbo.
Come l’adozione del colore ad olio nel Rinascimento ha permesso la simulazione delle tre dimensioni su una superficie a due dimensioni (il quadro), così l’introduzione dei colori artificiali, a partire dall’Ottocento, ad esempio, ha permesso lo sviluppo di tecniche di pittura assolutamente nuove e la combinazione di tonalità e timbri coloristici in precedenza sconosciuti. Ma non si tratta solo di colori: in un certo qual modo, il colore guida anche la forma e il cosa rappresentare. È la chimica industriale una delle madri della pittura contemporanea. Se qualcuno pensa che ciò non possa cambiare l’arte, è del tutto fuori strada.
 
postato da: laureato alle ore 06/11/2009 08:07 | Permalink |
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domenica, 01 novembre 2009
In principio era il verbo, poi vennero i sostantivi, gli aggettivi e gli avverbi e la cosa diventò più interessante, soprattutto per la Terza Legge del professor Cipolla relativa alla persona stupida che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone, senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.
Beccato al telefono a perorare la causa “artistica” di puttanoni di vario genere, il critico fece uno sfregio da prete di campagna (di quelli che hanno rovinato tanti affreschi preziosissimi per coprire tette e uccelli) creando un serio problema alla credibilità della critica d’arte in tutti i paesi del mondo, ma forse in modo più diretto da noi in Italia. Questa caratteristica della critica d’arte, che talvolta rasenta la soglia della diffamazione, potrebbe in parte essere ricondotta agli impulsi anti-intellettualistici che stanno prendendo piede nel nostro paese derivando una tendenza, presente in molti giovani artisti e giovani critici, a inventare un rapporto non dialettico con il mondo della rappresentazione, immaginando un collegamento rozzo e ingenuo che nasce dalla infatuazione o dallo slancio sentimentale.
In principio era il verbo.
È una sorta di corsa in avanti, a briglie sciolte e intenzionalmente priva di complessi, che rischia la saturazione dell’agenda artistica internazionale. È vantaggioso dire o scrivere due o tre cose moralmente ripugnanti, purché si parli di noi. È chiaro che la difesa e la spiegazione delle proprie motivazioni inconscie non corrispondono più ai criteri del marketing intellettuale. È pertanto ammissibile perseguire scopi abietti e provocatori, non per un intimo convincimento, ma per ossequio alla pubblicizzazione.
In effetti questa leggerezza mentale, penosa e contestabile, ha come rovescio della medaglia, per così dire, una levità di tipo diverso: una specie di miscuglio fatto di curiosità, impulsività, freschezza nella ricerca e nel lavoro intorno all’arte. È questo un aspetto vivace, curioso, aperto che ha caratterizzato la vita artistica dell’Italia durante gli ultimi dieci anni, dove pare che il giullare di corte, nel King Lear, sia la sola persona che dice ciò che sta veramente succedendo.
In principio era il verbo.
Lo stesso critico, che non è capace di distinguere un quadro di Caravaggio da uno di Mirò, ha potuto scrivere nei primi   anni 60 che Picasso, a suo giudizio, segnava l’inizio della degenerazione dell’arte e che la scomparsa della figura umana in pittura era sintomo di una catastrofe culturale, di un profondo fallimento estetico.
Partendo da ‘fiasco’ e passando per ‘infamia’, proseguendo sul terreno del ‘ridicolo’, del ‘burlesco’ e dell’ ‘ingiustificabile’ il critico è quindi approdato al termine ‘idiozia’. Ne ha fatto la sua ossessione personale. L’etimologia di idiozia risale al termine greco che designa ciò che è semplice, unico, che non ha copie e si oppone alla duplicazione. Ma appunto ciò è l’arte nella sua evoluzione moderna: richiede ed esige dall’artista, per poterlo accogliere nell’ambito storico della propria disciplina, proprio che questi produca oggetti aventi il carattere primordiale di novità, unicità, singolarità, cioè oggetti che non hanno avuto alcuna esistenza antecedente.
In principio era il verbo.
Alcuni artisti hanno aggiunto alla definizione naturale di ‘idiozia’ delle loro opere anche un comportamento ‘idiota’, nel secondo senso di questa parola. Non possedendo una personalità, devono trovare dei modi per sopravvivere. Questo spostamento di prospettiva nella lettura della modernità suggerisce l’ipotesi che l’artista, obbligato a dare vita a oggetti necessariamente e essenzialmente idioti, si sia divertito a interpretare, per se stesso e in modo mimetico, la commedia dell’idiozia come forma di comportamento con una sovrapposizione dell’atteggiamento idiota dell’artista rispetto alla condizione idiota degli oggetti d’arte.
Che dire, allora, di quelli che continuano ancora a parlare di forma e poi a scrivere usando aggettivi del tipo “delizioso, si campisce con solenne semplicità” o “il suo lavoro rivela una sensibilità ed una delicatezza di espressione che raggiungono uno degli esempi più riusciti e brillanti della nostra epoca”.
In principio era il verbo.
Si può fare una storia dell’arte italiana senza citare nient’altro che élite. Accanto a Raffaello, c’erano gli ex voto o l’oreficeria popolare sarda, di un’importanza enorme perché rivela forme originali o derivanti da cose molto antiche non conservate al Gronigen Museum di Groninger - non a caso in Olanda - il cui catalogo 1993 era contenuto in una scatola da pizza secondo i dettami della critica delirante di Dalì, in base ai quali qualunque cosa può significarne qualunque altra.
Ogni vero artista ricava godimento dalla sua arte. Gioca con i materiali che adopera, permette che essi giochino con lui, che collaborino all’espressione finale e persino che gli dettino alcune delle forme che sembrano più personali.
In principio era il verbo.
Questa abilità a trattare senza imbarazzo il proprio io, senza falsi pudori, controlla e affina un alto ideale del proprio lavoro pervaso da una sensibilità delicata e competente e da sicura coscienza tecnica, in una nuova attualità della fantasia oracolare che su tacchi a spillo digrada a una sola soletta elegante ed affusolata che dimostra il latente assenteismo della materia che ora è solo effigie consapevole dell’artificio e dell’inganno in una sintesi di fascinosa seduzione dell’imbroglio della pittura.
Messaggi subliminali in cui alcuni si riempiono la bocca sulla presunta ignoranza degli americani incolti oppure colti-a-tutti-i-costi come troppa gente che circola dividendo le pitture e le persone in quelle che piacciono o non piaccionoe non sarà il giudizio altrui a far cambiare i loro modi.
Si può essere schiavi di qualcuno che dice che una cosa è colta e quindi deve piacere per forza? Se fa schifo fa schifo, al di là dei 4 critici mentecatti e così pieni di sé, che per qualche pippone mentale traducono in cultura una crosta micidiale.
In principio era il verbo.
Questa mania di cultura a tutti i costi di noi italiani è un brutto vizio che limita nei piaceri della vita e dopo la celeberrima Corazzata Potemkin di Paolo Villaggio non sappiamo più se è peggio un texano che pensa che il Louvre sia a Roma o il professor Cipollache si sforza di farci piacere qualcosa che fa veramente schifo solo perché qualcun altro ha deciso che è una cosa colta.
A questa domanda ricorrente, che è stata posta recentemente, gli specialisti dell’arte mi hanno sempre accolto con sguardi cisposi e arroganti: dove va l’arte oggi? Questo libertinaggio dilagante ha permesso l’ingresso nei sistemi di sedicenti curatori-critici-falsi teorici i quali emulando la massa e così scambiando un comportamento eticamente scorretto per segreto del mestiere ha sconvolto il sistema stesso lasciando libero accesso a quegli artisti che si facevano veicolare facilmente verso la direzione più urlata. Come un gregge di pecore segue il pastore, così i piccoli critici seguono la teoria che si è imposta con più efficacia, escludendo per forza di cose gli artisti indipendenti che invece, proseguono il loro lavoro (ma non sempre) nella più completa e autonoma ricerca personale. A chi attribuire la colpa di questo stravolgimento? All’America che fa tendenza? Ai galleristi che selezionano (forse per incapacità o convenienza) i curatori accessibili? Agli artisti che si lasciano deviare?
In principio era il verbo.
Secondo me a nessuno, perché questa tendenza comportamentale è stata delineata incoscientemente come globalizzazione, dove l’artista, il critico, il collezionista, la galleria privata interagiscono tra di loro per funzionare correttamente; indipendentemente dalla qualità dell’artista oggi contano più che altro le iniziative. E in base alle iniziative aperte da affamati di gloria non si può stabilire dove va l’arte oggi. Né lo si può fare seguendo le teorie di tal critico che pontifica da una realtà che non ci appartiene.
Finiamola, coi Ritrattisti, con gl’Internisti, con i Laghettisti, con i Montagnisti!... Li abbiamo sopportati abbastanza tutti codesti pittori da villeggiatura.
 
postato da: laureato alle ore 01/11/2009 08:18 | Permalink |
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domenica, 01 novembre 2009

VALERIO GIUFFRÈ
 
 
 
 
 
 
LA NO-ART
 
 
 
 
 
DALLA CONSTATAZIONE
ALLA CONTESTAZIONE
 
 
Editrice Totem
postato da: laureato alle ore 01/11/2009 07:49 | Permalink |
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sabato, 10 ottobre 2009
casa editrice totem
125 libri pubblicati
 
 
 
  
AA.VV. E se la sera poi non viene – poesie
SALVATORE ACANFORA Il cittadino e il parlamento – saggio
ACCADEMIA DI ROMANIA Convegno trajaneo – saggio
LINA ACQUARIO La favola bella – favole
MARIA CRISTINA AMICI Le leggi dell’universo – saggi
VINCENZO ANCONA Profilo d’Autore – catalogo d’arte
E.D.M. ANGELINI Totogioco con i numeri – saggio
MARINA ANGELINI GIUDICISSI Frammenti di vita – poesie
MARINA ANGELINI GIUDICISSI Verso la luce – saggio
MARINA ANGELINI GIUDICISSI Iniziazione alla nuova era – saggio
MARINA ANGELINI GIUDICISSI Versi di primo mattino – poesie
GUIDO ANTONANGELI Maestro di vendita – saggio
LUCIANNA ARGENTINO Gli argini del tempo – poesie
G. ARIENTOLI La speranza con le gambe spezzate – teatro
G. BALESTRIERI Il gregge, i giullari e il pastorale – romanzo
MARIO BANELLA Al passar della luna – romanzo
MARIO BANELLA Chiara e le altre – romanzo
PIETRO BARBIERI Stalin – saggio
EVA BARZAGHI Domenico Defelice – saggio
AUGUSTO BASTIANINI Scattering – romanzo
LUCA BORRELLI Auxoanalisi – saggio
LUIGI BOVIO Celere clessidra – poesie
GESUALDO BROUSSARD Alt! Qui l’amore – saggio
SONIA BURZAGLI Castelli di sabbia – romanzo
FRANCESCO BUSCEMI Metafisica della malattia mentale – saggio
FRANCESCO BUSCEMI Genesi dell’estetica moderna – saggio
VITO CAPORASO Toglietemi il vino – racconti
VITO CAPORASO L’ora del lupo – racconti
VITO CAPORASO Sto cercando di smettere – racconti
MARIA LUISA CAPUTO Il canto del nomade – poesie
MARIA LUISA CAPUTO Le storie di Mizar – racconti
CRISTIANO MARIA CARTA Resistenza – poesie
CRISTINA CASTELLANI Tra le braccia della luna – poesie
MARIA CECCAROSSI Azzurre ombre – poesie
MARIO CHIRICO Pettinengo e dintorni – memorie
ALESSANDRA CIAURI Miopia addio – saggio
GIANFRANCO COTRONEI Premi letterari – saggio
GIANFRANCO COTRONEI Lo sbarco di Anzio – saggio e foto
AMLETO DE ANGELIS Sul gradino del cuore – poesie
MARIO DEL NOCE La voce dell’anima – poesie
MARIO DEL NOCE Un cuore una città – saggio
MARIO DEL NOCE Pazzianno… pazzianno – saggio
MARIO DEL NOCE Napoli… ti racconto così – saggio
RENATO DI DOMENICO Li canti de Roma mia – poesie
RENATO DI DOMENICO Tutte le poesie – poesie
QUINTINO DI MARCO Favole verdi – favole
ORESTE DI SERI Sentimento e amore – poesie
MASSIMO DI ZIO L’onorevole Sparacani – romanzo
F. DRAGONE – O. VENTURA La staffetta del cuore – biografia
FEDERICO FASCETTI Tante piccole esplosioni – racconti
FRANCO FASCETTI Nuove romanze – romanzo
FRANCO FASCETTI Ultime romanze – romanzo
FRANCO FASCETTI Seconde romanze – romanzo
FRANCO FASCETTI Romanze del terrore – romanzo
E. FEDELI – G.C. COLOMBO Studio di fattibilità – saggio
ALESSANDRO FERRARO La straniera nel cortile – poesie
MIRIAM FERRI Ma solo con tanto amore – romanzo
ALFIO FICHERA Trattoria della pace – romanzo
DANTE FONTANA Storia delle nazionalizzazioni – saggio
DANTE FONTANA Strade maestre del sindacalismo – saggio
DANTE FONTANA Isa – poesie
FABRIZIO FRANCHI Canzone di due giorni – poesie
RAFFAELE GAMMAROTA Miraggi – poesie
SERGIO GARBELLINI La mia morte – poesie
CLAUDIA GATTI Come cristalli al sole – romanzo
UMBERTO GATTI Appunti di mare e di cucina – diario
FRANCESCO GAZZÈ Piovve su Emilia – romanzo
C. GEMMA – Q. DI MARCO Ti manderò una lettera rosa – romanzo
CATERINA GEMMA La voce del silenzio – poesie
ANNA STELLA GIAMPÀ’ Dialogo fra storia e memoria – saggio
ROBERTO GIORGINI Valladolid Nassirya – diario
VALERIO GIUFFRE’ No-art – catalogo d’arte
MASSIMO GRECI I mercanti del tempio – romanzo
CELESTINA GRIMALDI Celestina - romanzo
ANGELO GUACCI Odio le donne – romanzo
GIUSEPPE GUCCIARDINO Zibaldone dei termini insoliti – saggio
SALVATORE IADICICCO Aporie del I teorema di Euclide – saggio
CONCETTA IMMORDINO Scampoli di un anno – saggio
LUCIO ISABELLA Il piccolo bracconiere – favole
LUCIO ISABELLA Il canto del gabbiano – romanzo
LUCIO ISABELLA La figlia della strega – romanzo
BRUNO LATTANZI Ricordi simili a segreti – poesie
PIETRO LEVANTESI E i birilli stanno a guardare – romanzo
ELISABETTA LOLIVA D’AMBRUOSO Luci e ombre – poesie
MAURO LORENZINI Il succubo – romanzo
MARIA TERESA LUCCI Ignazio Silone – saggio
MARIA TERESA LUCCI Il paesaggio dell’anima – saggio
MARIA TERESA LUCCI Il Fucino... un lago scomparso – saggio
LIA LUPRE’ Corsa ad ostacoli – romanzo
MAURIZIO MANICCIA Sotto l’ombra della luna – romanzo
MAURIZIO MANICCIA I tre volti di un destino – romanzo
MARCO MANIGAS L’assassino dai piedi di piombo – romanzo
GIOVACCHINO MARIMPIETRI Sogno d’amore – autobiografia
VALERIA MARIOTTI Soffio di vento – poesie
VALERIA MARIOTTI Come uno sciamano – poesie
DONATO MARTUCCI Schegge di storia – romanzo
M.F. MASTROLONARDO Emozioni del blu – poesie
GIULIO MAZZON Dalla prima repubblica – saggio
PINO MIRAGLIA Luci per illuminarti – poesie
GIANFRANCO MORSANI Complementi di chimica – saggio
SILVIO NICOLODI La mia vita per la pittura – autobiografia
ALESSIA NOVARA A … punti di vita – racconti
UCCIA PAONE Come ti tratto l’alfabeto – saggio
ANTONELLA PATACCA Dai giardini dell’eden – saggio
GINO PENNACCHI Dall’ Etiopia in poi – romanzo
PERVIO Romanze – racconti
PAOLO PROCACCINI Er patto stucco – poesie
JOANA ROMAN Una vita vera – romanzo
RAFFAELE ROMANO Giacomo Matteotti – saggio
FLAVIO NICOLÒ SALE I giardini di Lascaux – saggio
PIETRO SALERNI Tony Felice – romanzo
LINA SAVATTERI La vita è pathos, è lirismo – romanzo
SERENELLA SCIPIONI Trionfo d’aurora – romanzo
FRANCA SEBASTIANI A due passi da dio – memorie
GUGLIELMO SPOLETINI La ballata di un campione – romanzo
ERIBERTO STORTI Nelle quadrate lune del destino – poesie
ROSARIA TRENTA Escerti di vita – poesie
ROSARIA TRENTA Epifanie – favole
V.V. VARANO Risonanze – poesie
MELINA VARVO Germogli  – romanzo
MARIO VENUTI Aerodinamica oggi – saggio
ZULEIMA WEVER Favole e leggende – favole
GIULIA WINCKLER RASA Come polvere sottile…  poesie
ANDREA ZANCHINI Numeri e nuvole – saggio
CARLO LUIGI ZANNI L’ombrello verde – romanzo
CARLO FRANCESCO ZAPPULLA Un uomo qualsiasi – racconti
 
 
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venerdì, 09 ottobre 2009
Alessia Novara
 
 
 
A ... punti di vita!
romanzo
 
 
Prefazione di Valeria Medori
 
 
 
N. 46 COLLANA CLAN
Editrice Totem




Prefazione
 
 
 
 
Le ragioni dei racconti di Alessia Novara, al suo esordio letterario, vivono nello spazio delle tensioni fondamentali di una vita umana, fatta di attese, umori inconsci,sentimenti e nervi. Lo stile asciutto nella ricostruzione dei personaggi alimenta una narrazione chiaramente vissuta e percepita dall’Autrice tanto da far pensare che la realtà quotidiana non è solo il luogo dove si svolgono le vicende ma è il vero protagonista della storia in quanto ci aiuta a comprenderne lo spirito intimo.
Il personaggio di Gioconda – nel primo racconto – è soprattutto una singolare esplorazione di tempi morti. Non inquadra il fatto, ma tutto quello che c’è prima, durante e dopo. Le interessa la minutaglia dell’esperienza umana non perché voglia riscattare in qualche modo le banalità dei suoi compensi affettivi ma perché sente in loro più verità che altrove.
Di cosa parliamo quando parliamo d’amore rappresenta per Alessia Novara l’invisibile movimento della vita: uno scarto, una disarmonia, il suono sgradevole del citofono, un imbarazzo, un’offesa mandata giù a forza creano un sottile effetto anacronistico che modifica le nostre percezioni e conferisce al testo un fascino particolare.
L’Autrice non concettualizza. Il suo racconto scopre la realtà, non la inventa. Tanto che le zone emotive, le stazioni sentimentali, i rendiconti esistenziali presenti in Gioconda sono anche dentro di noi.
Così anche in Cugini, la scrittura ricerca l’infinito della vita, che è un dipanarsi senza filo logico e utilità sociale, che comunica semplicemente i labirinti del proprio sé interiore e il desiderio di raccogliere in un giro di frase un’intera situazione esistenziale.
Quindi, la lingua viene ridotta a puro meccanismo formale, a sistema di segni con un’esistenza in sé. Non è strumento di comunicazione e tanto meno di comprensione della realtà, non serve per dire qualcosa sul mondo e tanto meno per riordinarne il caos, semplicemente crea il proprio universo di relazioni formali, è gioco della mente, esplorazione delle possibilità combinatorie di una prosa colloquiale che si rifà al linguaggio quotidiano.
Il testo – sfrondato da ogni elemento linguistico superfluo e con l’ausilio di pause e spazi bianchi – aiuta il lettore a concentrarsi sulle singole frasi e parole, anche le più banali, favorendo una lettura più consapevole e attenta. In definitiva, Alessia Novara usa un linguaggio rastremato per andare diretta all’essenza delle cose, della realtà, adombrando il dramma che in essa si nasconde.
I “riti” della vita di tutti i giorni, al di là di eventi occasionali, sono gesti quotidiani intenzionalmente svuotati dall’Autrice del loro valore originario. Eppure ci si alza, si va a fare la spesa, si prende l’autobus, si va a lavorare, si mangia e si dorme. La vita continua, seguendo meccanicamente un cliché ormai radicato ma che ha perso sapore e sostanza.
All’origine di questa crisi c’è fondamentalmente l’incapacità dei cugini, protagonisti di un esacamerone moderno, di evitare lo sgretolarsi di un proprio linguaggio precedente e parallelo a quello della famiglia estesa della loro adolescenza felice. Il che si riflette inevitabilmente sui moduli narrativi che diventano scarni, in alcuni casi ai limiti della referenzialità, intercalati da silenzi durante i quali viene acceso un numero indefinito di sigarette, da dialoghi brevissimi che ricalcano i modi affascinanti dello scambio intimo, creando un forte senso di tensione, di lacerazione di quel tessuto che l’Autrice conclude con una sospensione finale.
Allora, il non detto, le premesse poste e non sviluppate danno alla narrazione una connotazione di eterno presente, dove passato e futuro confluiscono, sottolineando la mancanza di una dialettica degli eventi. In effetti ognuno dei sei cugini percorre un suo raggio di un’ipotetica circonferenza così da aprire la strada alla permeabilità dell’amore degli altri e per gli altri.
In Gioconda, i concetti di vittoria e di sconfitta vengono volutamente sfumati da Alessia Novara: lei ci spiega con un sorriso che siamo tutti integrati nella società globale senza alternativa di comportamento, liberi di fare ciò che vogliamo ma schiavi della nostra incapacità di esprimere quei preziosi rapporti d’amore capaci di superare una mera esteriorità, magari adottando nuove strategie esistenziali.
Né dispiace, in questi racconti, la presenza di pagine un po’ materiche, un po’ grumose, come quando in un quadro si vede la vernice, la pennellata, il gesto dell’artista. L’Autrice sembra così rispondere ad un’esigenza di avvicinamento affettuoso ai suoi personaggi in preda talvolta a scarti relazionali perché incapaci di accettare il passaggio della soglia dei quarant’anni, laddove la maturità sembra imporsi come forza fisiologica ad un io narrante recalcitrante e incerto nell’abbandono della piacevole condizione di eterno fanciullo.

postato da: laureato alle ore 09/10/2009 07:59 | Permalink |
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venerdì, 09 ottobre 2009
Alessia Novara
 
 
 
A ... punti di vita!
romanzo
 
 
Prefazione di Valeria Medori
 
 
 
N. 46 COLLANA CLAN
Editrice Totem
postato da: laureato alle ore 09/10/2009 07:28 | Permalink |
categoria:
domenica, 20 settembre 2009


casa editrice totem
124 libri pubblicati
 
 
 
  
AA.VV. E se la sera poi non viene – poesie
SALVATORE ACANFORA Il cittadino e il parlamento – saggio
ACCADEMIA DI ROMANIA Convegno trajaneo – saggio
LINA ACQUARIO La favola bella – favole
MARIA CRISTINA AMICI Le leggi dell’universo – saggi
VINCENZO ANCONA Profilo d’Autore – catalogo d’arte
E.D.M. ANGELINI Totogioco con i numeri – saggio
MARINA ANGELINI GIUDICISSI Frammenti di vita – poesie
MARINA ANGELINI GIUDICISSI Verso la luce – saggio
MARINA ANGELINI GIUDICISSI Iniziazione alla nuova era – saggio
MARINA ANGELINI GIUDICISSI Versi di primo mattino – poesie
GUIDO ANTONANGELI Maestro di vendita – saggio
LUCIANNA ARGENTINO Gli argini del tempo – poesie
G. ARIENTOLI La speranza con le gambe spezzate – teatro
G. BALESTRIERI Il gregge, i giullari e il pastorale – romanzo
MARIO BANELLA Al passar della luna – romanzo
MARIO BANELLA Chiara e le altre – romanzo
PIETRO BARBIERI Stalin – saggio
EVA BARZAGHI Domenico Defelice – saggio
AUGUSTO BASTIANINI Scattering – romanzo
LUCA BORRELLI Auxoanalisi – saggio
LUIGI BOVIO Celere clessidra – poesie
GESUALDO BROUSSARD Alt! Qui l’amore – saggio
SONIA BURZAGLI Castelli di sabbia – romanzo
FRANCESCO BUSCEMI Metafisica della malattia mentale – saggio
FRANCESCO BUSCEMI Genesi dell’estetica moderna – saggio
VITO CAPORASO Toglietemi il vino – racconti
VITO CAPORASO L’ora del lupo – racconti
VITO CAPORASO Sto cercando di smettere – racconti
MARIA LUISA CAPUTO Il canto del nomade – poesie
MARIA LUISA CAPUTO Le storie di Mizar – racconti
CRISTIANO MARIA CARTA Resistenza – poesie
CRISTINA CASTELLANI Tra le braccia della luna – poesie
MARIA CECCAROSSI Azzurre ombre – poesie
MARIO CHIRICO Pettinengo e dintorni – memorie
ALESSANDRA CIAURI Miopia addio – saggio
GIANFRANCO COTRONEI Premi letterari – saggio
GIANFRANCO COTRONEI Lo sbarco di Anzio – saggio e foto
AMLETO DE ANGELIS Sul gradino del cuore – poesie
MARIO DEL NOCE La voce dell’anima – poesie
MARIO DEL NOCE Un cuore una città – saggio
MARIO DEL NOCE Pazzianno… pazzianno – saggio
MARIO DEL NOCE Napoli… ti racconto così – saggio
RENATO DI DOMENICO Li canti de Roma mia – poesie
RENATO DI DOMENICO Tutte le poesie – poesie
QUINTINO DI MARCO Favole verdi – favole
ORESTE DI SERI Sentimento e amore – poesie
MASSIMO DI ZIO L’onorevole Sparacani – romanzo
F. DRAGONE – O. VENTURA La staffetta del cuore – biografia
FEDERICO FASCETTI Tante piccole esplosioni – racconti
FRANCO FASCETTI Nuove romanze – romanzo
FRANCO FASCETTI Ultime romanze – romanzo
FRANCO FASCETTI Seconde romanze – romanzo
FRANCO FASCETTI Romanze del terrore – romanzo
E. FEDELI – G.C. COLOMBO Studio di fattibilità – saggio
ALESSANDRO FERRARO La straniera nel cortile – poesie
MIRIAM FERRI Ma solo con tanto amore – romanzo
ALFIO FICHERA Trattoria della pace – romanzo
DANTE FONTANA Storia delle nazionalizzazioni – saggio
DANTE FONTANA Strade maestre del sindacalismo – saggio
DANTE FONTANA Isa – poesie
FABRIZIO FRANCHI Canzone di due giorni – poesie
RAFFAELE GAMMAROTA Miraggi – poesie
SERGIO GARBELLINI La mia morte – poesie
CLAUDIA GATTI Come cristalli al sole – romanzo
UMBERTO GATTI Appunti di mare e di cucina – diario
FRANCESCO GAZZÈ Piovve su Emilia – romanzo
C. GEMMA – Q. DI MARCO Ti manderò una lettera rosa – romanzo
CATERINA GEMMA La voce del silenzio – poesie
ANNA STELLA GIAMPÀ’ Dialogo fra storia e memoria – saggio
ROBERTO GIORGINI Valladolid Nassirya – diario
MASSIMO GRECI I mercanti del tempio – romanzo
CELESTINA GRIMALDI Celestina - romanzo
ANGELO GUACCI Odio le donne – romanzo
GIUSEPPE GUCCIARDINO Zibaldone dei termini insoliti – saggio
SALVATORE IADICICCO Aporie del I teorema di Euclide – saggio
CONCETTA IMMORDINO Scampoli di un anno – saggio
LUCIO ISABELLA Il piccolo bracconiere – favole
LUCIO ISABELLA Il canto del gabbiano – romanzo
LUCIO ISABELLA La figlia della strega – romanzo
BRUNO LATTANZI Ricordi simili a segreti – poesie
PIETRO LEVANTESI E i birilli stanno a guardare – romanzo
ELISABETTA LOLIVA D’AMBRUOSO Luci e ombre – poesie
MAURO LORENZINI Il succubo – romanzo
MARIA TERESA LUCCI Ignazio Silone – saggio
MARIA TERESA LUCCI Il paesaggio dell’anima – saggio
MARIA TERESA LUCCI Il Fucino... un lago scomparso – saggio
LIA LUPRE’ Corsa ad ostacoli – romanzo
MAURIZIO MANICCIA Sotto l’ombra della luna – romanzo
MAURIZIO MANICCIA I tre volti di un destino – romanzo
MARCO MANIGAS L’assassino dai piedi di piombo – romanzo
GIOVACCHINO MARIMPIETRI Sogno d’amore – autobiografia
VALERIA MARIOTTI Soffio di vento – poesie
VALERIA MARIOTTI Come uno sciamano – poesie
DONATO MARTUCCI Schegge di storia – romanzo
M.F. MASTROLONARDO Emozioni del blu – poesie
GIULIO MAZZON Dalla prima repubblica – saggio
PINO MIRAGLIA Luci per illuminarti – poesie
GIANFRANCO MORSANI Complementi di chimica – saggio
SILVIO NICOLODI La mia vita per la pittura – autobiografia
ALESSIA NOVARA A … punti di vita – racconti
UCCIA PAONE Come ti tratto l’alfabeto – saggio
ANTONELLA PATACCA Dai giardini dell’eden – saggio
GINO PENNACCHI Dall’ Etiopia in poi – romanzo
PERVIO Romanze – racconti
PAOLO PROCACCINI Er patto stucco – poesie
JOANA ROMAN Una vita vera – romanzo
RAFFAELE ROMANO Giacomo Matteotti – saggio
FLAVIO NICOLÒ SALE I giardini di Lascaux – saggio
PIETRO SALERNI Tony Felice – romanzo
LINA SAVATTERI La vita è pathos, è lirismo – romanzo
SERENELLA SCIPIONI Trionfo d’aurora – romanzo
FRANCA SEBASTIANI A due passi da dio – memorie
GUGLIELMO SPOLETINI La ballata di un campione – romanzo
ERIBERTO STORTI Nelle quadrate lune del destino – poesie
ROSARIA TRENTA Escerti di vita – poesie
ROSARIA TRENTA Epifanie – favole
V.V. VARANO Risonanze – poesie
MELINA VARVO Germogli  – romanzo
MARIO VENUTI Aerodinamica oggi – saggio
ZULEIMA WEVER Favole e leggende – favole
GIULIA WINCKLER RASA Come polvere sottile…  poesie
ANDREA ZANCHINI Numeri e nuvole – saggio
CARLO LUIGI ZANNI L’ombrello verde – romanzo
CARLO FRANCESCO ZAPPULLA Un uomo qualsiasi – racconti
 
 

postato da: laureato alle ore 20/09/2009 17:35 | Permalink |
categoria:
domenica, 20 settembre 2009



Marina Giudicissi Angelini
 
 
 
 
 
 
 
 
VERSI DI PRIMO MATTINO
 
 
 
 
 
Prefazione di Giampiero Linardi
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
N. 33 COLLANA CANTI
Editrice Totem




 
Prefazione
 
 
 
 
Documento sorprendente questa seconda raccolta di poesie di Marina Giudicissi Angelini, che definisce la personalità di una donna e della sua maturazione profonda, attraverso appassionate ricerche antroposofiche e profondamente spirituali, assemblando dolorose esperienze, nel continuo contrasto tra il periglioso rapporto tra volontà e possibilità di comunicare: consapevole presagio dell’altrui rifiuto, fatalmente seguito dall’isolamento, dell’angoscia della solitudine, del pericolo dell'emarginazione.
È un continuo altalenare tra fantasia e realtà, religiosità ed ateismo, il dialogare con se stessa: con le icone che il suo ES costruisce nelle tortuose gallerie della memoria, l’Autrice determina la riscoperta e la rivalutazione delle intime essenze emozionali dei momenti vissuti con magica pienezza, traducendo il tutto in una poesia dinamica e di indubbio spessore.
È già poesia l’elenco ordinato dei titoli della presente raccolta: basta provare a leggerlo, dimenticando la definizione di “indice”...
Nella sua nuova silloge, c’è tutto l’amaro sapore dell’incomunicabilità, del desiderio di comprensione, che gestiscono, caratterizzandola, la vita di ogni artista, costretto a percorrere strade diverse affinché ogni tentativo di dialogo non resti, poi, monologo, pagina ripiegata su se stessa.
È bene ricordare anche Marina pittrice, magari solo per evidenziare la combinazione per immagini della sua poesia, atte a produrre un effetto “moviola” del verso, in sequenze dal tessuto cinematografico.
Ed è in questo tessuto che l’Autrice esplicita le sue verità: laddove la poesia è essenzialmente luogo di verità, nell’ambito di un discorso intimista, tuttavia aperto al divino, al soprannaturale, alla partecipazione alla vita cosmica, alla ricerca di quell’energia pura, sinonimo dell’Essere Supremo nello squisitamente umano tentativo di capire il senso della vita.
Ma la vita non ha senso, ed è questo il senso della vita: siamo noi che dobbiamo darle un senso: con azioni improntate dall’amore per tutte le creature dell’universo, laddove la “grande conoscenza” ci suggerisce che “anche le pietre si amano fra loro”!
In questo continuo percorso tra essere/non essere, costellato da ricerche religiose, slanci spirituali e da quelle vibrazioni dell’ES, a volte sollecitate da canti Bajans, Marina lancia, infine, la sua perentoria sfida: la rivendicazione al diritto di vivere liberamente, di esistere, di “essere”!
 
Lasciatemi libera
di esistere.
Guardo il cielo
stellato
e cerco la mia
stella.
Quante notti
ancora
e quanti giorni
nell’attesa di trasfigurare
questa materia!
I campi sono arati
e i profumi
li porta il vento.
Lasciatemi libera
di essere.
 
La sete di conoscenza, spinge continuamente l’Autrice verso nuove esperienze, in uno slancio d’amore verso tutti e tutto, nell’affannosa ricerca della integrazione cosmica.
Troppo facile tacciarla di irrequietezza, di fronte alla accuratezza con la quale seleziona i tasselli della ricerca per costruire, intorno e dentro di sé, l’entusiasmante, magico mosaico del suo universo.
Una storia, un padre, un gatto, un amore, una zolla, una luce... Marina è parte di tutte queste cose, di tante altre cose, dell’intero universo: proprio in virtù di quell’amore universale, prossimo al pensiero induista, che riconosce un’anima anche agli esseri inanimati, e che compendia nell’ “insegnamento Eterno” gli sforzi per organizzare l’individuo nel pensiero e nel modo di vivere una società organizzata religiosamente, ma che rifiuta e rigetta una “religione organizzata”.
Così la poesia pratica e vive le tensioni, gli orientamenti tra fede e filosofia dell’essere, nel rispetto delle personali credenze.
 
Farò della mia vita
un’arte
piena di
Bellezza
Verità
Bontà
 
In questi primi versi de La triade Divina, un suggestivo imperativo ci invita alla sublimazione dell’essere ed è, allo stesso tempo, atto di fede e dichiarazione dell’amore omnicomprensivo, quello che integra gli esseri e i misteri dell’universo.
Questo nuovo florilegio di Marina ci conduce per mano in un mondo di concretezza e spiritualità, dove la vita non è quella alla portata di tutti: quella dello specchio. È alla portata di tutti, invece, il suo codice organizzativo della spontaneità e della ritualizzazione del segno, tale da suscitare profonde emozioni e da sollecitare a una serena meditazione.
 
Giampiero Linardi
postato da: laureato alle ore 20/09/2009 17:25 | Permalink |
categoria:
lunedì, 31 agosto 2009

casa editrice totem

123 libri pubblicati

 

 

 

  

AA.VV.  E se la sera poi non viene – poesie

SALVATORE ACANFORA  Il cittadino e il parlamento – saggio

ACCADEMIA DI ROMANIA  Convegno trajaneo – saggio

LINA ACQUARIO  La favola bella – favole

MARIA CRISTINA AMICI  Le leggi dell’universo – saggi

VINCENZO ANCONA  Profilo d’Autore – catalogo d’arte

E.D.M. ANGELINI  Totogioco con i numeri – saggio

MARINA ANGELINI GIUDICISSI  Frammenti di vita – poesie

MARINA ANGELINI GIUDICISSI  Verso la luce  saggio

MARINA ANGELINI GIUDICISSI  Iniziazione alla nuova era – saggio

GUIDO ANTONANGELI  Maestro di vendita – saggio

LUCIANNA ARGENTINO  Gli argini del tempo – poesie

G. ARIENTOLI  La speranza con le gambe spezzate – teatro

G. BALESTRIERI  Il gregge, i giullari e il pastorale – romanzo

MARIO BANELLA  Al passar della luna – romanzo

MARIO BANELLA  Chiara e le altre – romanzo

PIETRO BARBIERI  Stalin – saggio

EVA BARZAGHI  Domenico Defelice – saggio

AUGUSTO BASTIANINI  Scattering – romanzo

LUCA BORRELLI  Auxoanalisi – saggio

LUIGI BOVIO  Celere clessidra – poesie

GESUALDO BROUSSARD  Alt! Qui l’amore – saggio

SONIA BURZAGLI  Castelli di sabbia – romanzo

FRANCESCO BUSCEMI  Metafisica della malattia mentale – saggio

FRANCESCO BUSCEMI  Genesi dell’estetica moderna – saggio

VITO CAPORASO  Toglietemi il vino – racconti

VITO CAPORASO  L’ora del lupo  – racconti

VITO CAPORASO  Sto cercando di smettere  – racconti

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